Capro espiatorio: significato mitologico

 



Il significato mitologico del capro espiatorio affonda le sue radici in riti antichissimi, molto prima che l’espressione diventasse una metafora psicologica o sociale.

🐐 Origine mitologica e rituale

Il concetto nasce nel mondo ebraico antico, in un rito descritto nel Levitico (cap. 16) durante lo Yom Kippur, il Giorno dell’Espiazione. Due capri venivano scelti:

  • uno veniva sacrificato a Dio;
  • l’altro, il capro emissario, veniva simbolicamente caricato dei peccati della comunità e mandato nel deserto, verso una figura chiamata Azazel, spesso interpretata come uno spirito selvatico o malefico legato alla solitudine.

Questo gesto aveva un valore sacro e purificatorio: trasferire il male su un essere vivente e allontanarlo dalla comunità per ristabilire l’ordine.

🌀 Significato mitologico più ampio

Nelle culture antiche, il meccanismo del capro espiatorio è legato a un’idea fondamentale:

👉 Il male della comunità può essere trasferito su un individuo o un animale, che viene poi escluso o eliminato per ristabilire l’armonia.

Molti miti e rituali arcaici funzionano così:

  • un essere (animale o umano) viene caricato di impurità, colpe o caos;
  • viene espulso, sacrificato o mandato lontano;
  • la comunità si “purifica” attraverso la sua esclusione.

René Girard, studiando i miti, ha mostrato come questo meccanismo sia alla base di molte narrazioni sacre e sociali: la violenza interna viene placata trovando un bersaglio comune.

✨ Il capro espiatorio nel mito è:

  • un veicolo simbolico su cui si trasferiscono colpe, tensioni o impurità;
  • un mediatore sacro tra la comunità e il caos;
  • una figura che permette alla società di ritrovare equilibrio attraverso la sua esclusione.






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